VENAFRO NEL SUO DIALETTO… SI PRESENTA SABATO 24 NOVEMBRE A VENAFRO

VENAFRO. “Venafro nel suo dialetto” è l’ultima fatica della dottoressa Vincenzina Scarabeo Di Lullo, già docente di materie letterarie, latino e greco nei licei , scrittrice, dirigente scolastica e soprattutto venafrana D.O.C. In collaborazione con il poeta di vernacolo Sandro Barile ha scritto un vocabolario venafrano , una pietra miliare nella storia di Venafro, non semplice raccolta di termini e modi di dire ma la sintassi nei suoi elementi essenziali, un breve excursus storico e l’ottimizzazione della ricerca partendo dall’ascolto della “parlata locale”. L’esclusione dei termini “italianeggianti”, la consultazione del testo “ Dizionario dialettale – Lessico comparato- dei Comuni molisani compresi nelle valli interne del Biferno, del Trigno e del Volturno “ ha consentito la comparazione di termini e dei loro significati, e poi l’esclusione di neologismi e barbarismi, l’individuazione morfo –sintattica evidente nella “parlata” venafrana, la raccolta di 3600 vocaboli e la raccolta in ordine alfabetico dei più significativi proverbi e modi di dire fanno di questo libro un esempio di sistematicità, ricerca e passione. La lettura, gradevolissima, si accende quando , arrivando ai verbi, la dottoressa così scrive: “esistono quattro coniugazioni regolari – l’italiano ne ha tre -, molti verbi irregolari, i verbi ausiliari Essere ed Avere…la diàtesi è attiva, passiva, riflessiva-pronominale. Il dialetto venafrano non preferisce la forma passiva dei verbi e la usa prevalentemente nei verbi al passato: preferisce la diàtesi attiva con il soggetto attivo. Esempio: “ La mela è colta” diventa “ io colgo la mela” o “ Abbiamo colta la mela”. Questa notazione grammaticale rispecchia il carattere del popolo venafrano troppo attivo ed intraprendente per subire una azione: preferisce l’iniziativa alla sottomissione. Il Volume sarà presentato dagli autori sabato 24 novembre, presso la sala Convegni della Palazzina Liberty, alle ore 17. V. Ricci