Fisco sequestri a Roma… indagati commercialisti e imprenditori

Fonte cinque quotidiani – 22 10 2017. I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, stanno eseguendo un provvedimento di sequestro preventivo, per un valore complessivo di oltre 160 mln di euro, emesso dal Tribunale del Riesame di Roma, nei confronti di 22 persone fisiche, indagate per reati fiscali e di bancarotta fraudolenta, con l’aggravante della transnazionalità, commessi tra il 2010 e il 2015. Tra le persone indagate, due commercialisti e imprenditori operanti nei settori più disparati (call center, telecomunicazioni, l’intrattenimento, la torrefazione, il commercio di autoveicoli o di abbigliamento etc), alcuni dei quali molto noti nell’ambiente capitolino. Gli accertamenti hanno interessato i noti dottori commercialisti P.C. e M.C., già arrestati nel giugno 2011 e recentemente condannati in primo grado per condotte analoghe a quelle ora contestate. Questa volta i due professionisti avevano formalmente separato la propria attività professionale continuando, in realtà, a collaborare, agevolando l’evasione fiscale di imprenditori che si erano loro rivolti e salvaguardandoli da ogni forma di responsabilità. L’obiettivo di non versare le imposte all’erario, restando impuniti, poteva essere perseguito sia attraverso il trasferimento all’estero della parte di società gravata dei debiti erariali, sia attraverso la sua messa in liquidazione. In entrambi i casi era necessario ottenere la cancellazione dal registro delle imprese, così da impedire il fallimento dell’azienda e rendere dunque impossibile per l’erario riscuotere quanto dovuto. In taluni casi, a fronte degli ingenti debiti tributari accumulati, le società venivano scisse in due parti: una contenente le attività in bonis destinate a ritornare nella disponibilità dei proprietari e, un’altra – gravata di debiti e prossima al fallimento – surretiziamente attribuita a compiacenti prestanome, del tutto insolvibili. Il servizio reso dai commercialisti prevedeva, infatti, anche l’ingaggio di queste ”teste di legno” che, in alcuni casi erano soggetti anziani e in precarie condizioni di salute, in altri, viceversa, erano persone del tutto insospettabili. In una circostanza, in particolare, un imprenditore si raccomandava affinché l’amministratore scelto fosse ”pulito” e ”capace di intendere e di volere”.