Cerro a Volturno … quando l’accoglienza funziona

 CERRO A VOLTURNO. Un progetto avviato nel 2015 con l’arrivo a Cerro al Volturno dei primi ragazzi aderenti al programma Sprar, gestito in paese dall’associazione “Alderaan”. Un lavoro di squadra che ha poi portato ad un modello di integrazione che funziona e che ha dato importanti risultati. Ne abbiamo parlato con Gabriel Paolone delegato dall’amministrazione Di Ianni alle politiche sociali. “Attualmente sono 15 i ragazzi dello Sprar che vivono a Cerro. Hanno una età compresa tra i 15 e i 18 anni e mezzo. Alcuni di loro vanno a scuola a Cerro dove apprendono la lingua e tutte le altre materie che studiano anche gli altri ragazzi, frequentano a terza media e ottengono anche buoni risultati, altri invece ogni mattina vanno ad Isernia dove invece esiste una scuola specifica per immigrati e lì seguono i corsi. In alcuni casi, i ragazzi più grandi hanno intrapreso il loro percorso nel mondo del lavoro e sono stati assunti in aziende e piccole ditte del paese. Nei mesi scori alcuni di loro hanno avuto la possibilità di lavorare anche per il comune – continua Paolone – grazie a borse di studio messe a disposizione dallo Stato e rivolte agli immigrati essi sono stati impiegati nell’organico comunale con le mansioni di operatori ecologici”. Il fatto di essere accolti in una  comunità attiva come quella di Cerro, dove insistono diverse attività che possono coinvolgere i ragazzi è un fattore assi positivo. “A Cerro, infatti come molti sanno – spiega ancora Gabriel Paolone – esiste una squadra di calcio ed è proprio dal pallone che è nato un nuovo ed importante progetto che vede alcuni giovani immigrati essere parte integrante della Volturnia calcio. Questo nuovo progetto sportivo – spiega ancora il delegato del comune – vede impegnate in prima persona le comunità di Cerro al Volturno e Rocchetta al Volturno nella disputa del campionato di prima categoria”. Un risultato davvero soddisfacente, quello raggiunto grazie alla comunità cerrese e al lavoro dell’amministrazione che sin  da subito ha creduto nelle potenzialità di accoglienza riservate dallo Sprar. “come amministrazione comunale abbiamo fermamente aderito al progetto di accoglienza  – prosegue Paolone – essendo consapevoli della scelta lungimirante che con il tempo ci avrebbe dato ragione. Un progetto che ci ha visti premiati per la nostra apertura dalla ricezione di finanziamenti per la realizzazione del progetto. Non ci è stato imposto nulla – precisa ancora – anzi è stata una nostra ben definita scelta amministrativa”. Viene però da chiedersi come la comunità di Cerro così coesa e legata alla tradizioni abbia accolto l’arrivo dei ragazzi. “E’ inutile negare che in un primo momento vi sono state delle preoccupazioni dettate soprattutto di pregiudizi e da mentalità un po’ retrograde ,ma per fortuna anche su quei fronti tutto è stato spazzato via sia dall’umiltà con la quale questi ragazzi si sino avvicinati alla nostra comunità, sia dalla simbiosi che si è creata con i ragazzi del paese, alcuni di loro sembra siano nati nel nostro paese tanto è il loro stare bene tra noi, con i ragazzi si sono instaurati profondi legami di amicizia, li vedi partecipare a tutte le attività che si svolgono in paese, dalle attività in parrocchia alle escursioni per le giornate ecologiche, dalla partita a calcio agli appuntamenti culturali che nei mesi si sono susseguiti, hanno partecipato con la nostra squadra alle Volturniadi, alla sposa cerrese, al presepe vivente e alla passione di Cristo, insomma coinvolti e attivi in tutto ciò che si organizza. Questi ragazzi  – continua Gabriel Paolone – ci hanno dato una forte lezione di umanità: per loro non esiste distinzione e non esiste colore, danno volentieri il loro contributo ogni volta che se ne presenta occasione, contributo anche a far conoscere le loro tradizioni, rispettando le nostre. La cosa che più ci fa ben sperare e ci inorgoglisce è che a giovare di questi insegnamenti saranno i bambini che ora stanno crescendo a Cerro e siamo certi che sono esperienze che faranno di loro uomini migliori e chissà anche amministratori più lungimiranti di domani.  F. Carracillo